giovedì 2 maggio 2013

Massaquano

Eravamo vicini, me lo sentivo. Sulla strada per l'Infinito, finalmente.
Dopo i primi dieci minuti di curve già avvertivo l'odore dei boschi, della legna, dei tigli.
Avevamo lasciato la civiltà borghese e cosmopolita della Penisola Sorrentina e ci avviamo verso la sommità del Monte Faito, lì dove il Golfo di Napoli non è che un silenzioso tappeto di case e la macchia mediterranea sgorga potente dalla terra.

Massaquano è a metà strada tra Vico Equense e la cima. E' un borgo lillipuziano ancora sconosciuto, e che quindi lo snobismo un po' egoista di chi è geloso della Bellezza vorrebbe restasse sempre segreto.
Ogni volta che passo di lì non resisto alla tentazione di commentare "questo è uno degli scorci più belli d'Italia". I miei amici non me ne fanno una colpa, o almeno si limitano a una disinteressata approvazione: da buoni realisti, sanno che l'Iperbole è l'artemisia dei poeti.
Poi ho scoperto che nella cappella di Santa Lucia sono conservati affreschi della scuola di Giotto: il settimo senso di cui tutti gli scrittori sono intrinsecamente dotati non aveva fallito neppure stavolta.
(Il sesto senso, per chi non lo sapesse, è la chiaroveggenza).

Così chiesi al mio migliore amico di fermarci un attimo.
"Devo andare al bagno".
Ero poco credibile, considerando che eravamo partiti da non più di venti minuti.
Parcheggiammo in una stradina e scesi da solo.
Nel borgo c'erano anziani che discutevano tra loro, parlando uno strano napoletano - gonfio, ruvido, diffidente.
Quindi mi ritrovai ai piedi della cappella. Salii i bianchi gradini che conducevano al suo arcuato cospetto col cuore che mi batteva forte (mi capita sempre, prima di un incontro ravvicinato con l'Eterno).
Quello che vidi dentro non si può raccontare: non renderebbe giustizia alla Santa Bellezza che possiamo trovare ad ogni angolo di strada, e neanche credo di esserne capace.

Non so per quanto tempo restai lì dentro: so solo che non uscii prima di aver assaporato tutto fino ad impastarmi la bocca e gli occhi con tutta quella Grazia.

Quando tornai in macchina, i miei amici stavano cantando una canzone di almeno dieci anni fa.
"Ci hai messo un po'" mi dissero.
"Il tempo giusto", risposi.