domenica 27 settembre 2015

L'Immortale (1/3)


Chi crede nell'immortalità si goda la sua felicità in silenzio,
non ha nessun motivo di darsi delle arie
(Johann Wolfgang Goëthe)





Il mattino del 6 novembre, sgusciando fuori da un sonno livido e vischioso, il poeta laureato Pierpaolo Moretti notò con enorme disappunto che era ancora vivo.
Nello scetticismo fiducioso del dormiveglia, si lanciò ad occhi semisocchiusi in prove ontologiche di varia natura: prima si diede un pizzico sul braccio (provò dolore), poi si tastò le parti basse (poco sangue, come tutte le mattine, segno che non aveva ancora lasciato il suo corpo mortale) e infine lanciò un urlo (per quanto si possa urlare alla sua età).
L'esito degli esami confermò la sensazione iniziale. Eppure la sera prima si era inflitto un cocktail suicida micidiale:
-          due blister di Valium;
-          mezza bottiglia di bourbon del '73;
-          un chilo e tre quarti di patatine olandesi;
-          un’intera puntata de L’Onore e il Rispetto.
Un pout-pourri di veleni che avrebbe steso un ippopotamo, ma che a quanto pare non poteva nulla contro un ottantenne ingolfato di rughe. Che il suo corpo fosse ormai così guasto da vanificare ogni sforzo suicida?
Telefonò al suo vecchio amico, nonché compagno di lotte negli anni '60, Elio Gabalo Vallesi per chiedere consiglio. Anche il Vallesi era considerato un Venerabile Maestro, la testimonianza vivente di un'epoca che tutti consideravano migliore dal punto di vista estetico e intellettuale; e pazienza se negli ultimi 30 anni era passato dall'essere marxista all'essere socialista, qualunquista, fallo centrista e opinionista cameleontico-fascista: agli occhi del mondo, egli restava il monumento di una cultura impegnata che oggigiorno tutti tentavano di scimmiottare senza successo.
Ascoltate le fisime di Moretti, il Vallesi scoppiò in una fragorosa risata di gola.
- Pierpà, quelli come noi non possono morire! Noi siamo immortali!
- In che senso?
- Nel senso che ... Gesù, Pierpà, ma non ti rendi conto che siamo qui da cinquant’anni a dire sempre le stesse cose, e la gente ci venera come se fossimo ancora la forma di vita più entusiasmante che riesca a concepire?
- Ma lì fuori è pieno di persone più interessanti di noi! - protestò Moretti.
- Sì, ma nessuno li conosce! Noi li blocchiamo, facciamo in modo che il mondo ignori la loro esistenza!
- Non capisco.
- Te lo spiego subito: ogni volta che presenziamo a un evento culturale, o siamo nella giuria di un premio letterario, o qualche ventenne nostalgico ci tira in ballo su Facebook noi prolunghiamo la nostra aura per almeno altri dieci-quindici anni, impedendo a chi è più giovane di noi di parlare della sua epoca!
- Come sarebbe giusto che sia, tra l'altro.
- Beh, insomma. A me piace essere immortale - ammise candidamente Vallesi.
- A me no. Io voglio togliermi di mezzo. Mi sento un peso per il mondo.
- E qui c'è lo sbaglio, caro mio! Se morissi adesso, la tua santificazione sarebbe immediata e irreversibile! Tu già sei considerato un Venerabile Maestro: se morissi oggi stesso, per settimane non si parlerebbe che di te, e altri giovani resterebbero nascosti nella tua ombra!
- Ma è una cosa terribile ...!
- Dipende dai punti di vista.
- Beh, noi l'opportunità di raccontare la nostra epoca l'abbiamo avuta. La gente fra trent’anni, voltandosi indietro a guardare questi primi anni 2000, vedrà solo rimasticature di quello che abbiamo vissuto noi. Lo trovo agghiacciante!
- Tu sei troppo drastico, Pierpà. Dovresti goderti di più il tuo status di venerabile, al posto di ingoiare zuzzime[1] sperando di non svegliarti più. A proposito, stasera sono stato invitato alla presentazione dell'ultimo libro della Nazari: è sempre la solita uallera[2] sulla bellezza sottintesa della guerra, ma venderà tipo duecentomila copie in due giorni. Vieni con me?
- ... sì … sì, dai, sì.
- Allora ti passo a prendere alle 18 con Gianni, il mio autista. A dopo.


Vallesi si presentò all'appuntamento con la solita puntualità. Quando mandò Gianni a citofonare Moretti, ebbe l'intuizione di scendere dall'auto per fumarsi una sigaretta: proprio in quel momento, il corpo dell'amico si schiantò sul tettuccio dopo un volo di cinque piani. La gente attorno accorse, mossa da quel tipico miscuglio di senso civico e pornografia della disgrazia che accompagna situazioni del genere. Le donne urlarono per lo spavento, i genitori coprirono gli occhi ai bambini. Solo Vallesi manteneva una calma quasi olimpica:
- Sta bene, non vi preoccupate. – li rassicurò.
E infatti Moretti poco dopo si destò dal tettuccio e, dopo essersi spolverato la giacca, constatò di essere non solo ancora vivo, ma pure illeso.
- Ma come diavolo è possibile...?! – si chiese.
- Te l'ho detto, Pierpà: sei im-mor-ta-le! Lo capisci adesso?
- … s-sì …
- Forza, dai, che se arriviamo tardi pensano che siamo andati solo per il buffet.





[1] Immondizie
[2] Lett. “ernia scrotale”; meno lett. “noia”. Dall’arabo “wadara”.

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