È una canzone d’amore
amore sperimentale
amore antisociale
(Giorgio Canali & Rossofuoco)
Cara Sara,
piove. Da due
giorni i balconi trasmettono il mondo in umido, come occhi coperti di lacrime.
Sono in pigiama e ho fame. Su Sky danno I
soliti sospetti: Kevin Spacey, che mito.
Fuori fa freddo. Troppo,
per essere settembre. Il vento spoglia gli alberi e li piega al suo respiro; il
sole sembra lontano un milione di giorni.
Napoli sotto la
pioggia non ha senso senza di te. Nei vicoli del centro l’acqua rintrona come un
torrente di montagna. Ogni volta che un fulmine cade tra i palazzi, gli
antifurti del quartiere brillano come bombe.
Porto i miei
pensieri in processione per il Rettifilo e mi sento solo, l’ombrello impugnato
come il gonfalone di una casata decaduta. Ho l’impressione che sia troppo
grande per una sola persona.
All’Università ho incontrato Paolo. Quel Paolo.
Sembrava felice di vedermi: non poteva immaginare che non
era stato il Caso a condurmi da lui.
Mi ha chiesto di te. Gli ho detto che Bologna ti sembra
cucita addosso e mi ha dato ragione.Mi dà sempre ragione:
forse per questo lo odio. O forse perché a lui riusciva naturale ciò che a me
sembrava impossibile.
Quando l’ho riaccompagnato a casa pioveva ancora forte. Via
Mezzocannone puzzava di nuvole che sgravano e asfalto scivoloso. Per la prima
volta, dietro Palazzo Giusso non ho trovato bambini che giocavano a pallone.
Arrivati sotto casa, Paolo mi ha chiesto se volessi
salire. Così, per Caso.
Nel tugurio che
divideva con altri quattro studenti c’era puzza di sugo bruciato e di bava di
evidenziatore. Non era cambiato molto
dall’ultima volta che c’avevo messo piede, un paio di anni fa.
Anche camera sua sembrava
la stessa: il poster di Ronaldo alle pareti, la mensola piena di bottiglie
vuote, le foto di Amsterdam sulla scrivania. In una ci siete tu e lui
abbracciati a Piazza Dam. Neppure quello era un Caso, non poteva esserlo.
Mi ha chiesto di
aspettarlo in cucina mentre andava al cesso, che tanto in casa non c’era nessuno,
ma non mi sono mosso da lì.
Avresti dovuto
vedere la faccia che ha fatto quando è ritornato, Sara, avresti proprio dovuto
vederla. Non capiva, pensava scherzassi. Cosa ci può essere di divertente nel collo di una Glock?
L’ho fatto
stendere sul letto e mi sono seduto a cavalcioni su di lui. Sentivo la paura
che gli colava tra le gambe e stavo bene, Sara, per la prima volta da molti
mesi a questa parte stavo bene.
Lui invece non
sembrava dello stesso avviso, anzi, cercava in tutti i modi di liberarsi di me.
Sono sicuro che fosse geloso della mia felicità, ne voleva una tutta sua. Ma io
non sono in grado di rendere felici le persone, Sara. Con te, ad esempio, non
ci sono mai riuscito. Se provavo a farti ridere mi chiamavi stronzo, se mi
avvicinavo per abbracciarti la tua schiena diventava di marmo, e quando ti
compravo un regalo mi accusavi di essere materialista.
Paolo, invece,
sapeva sempre cosa fare, cosa dire, come prenderti. Ho odiato le sue mani
perché potevano aggrapparsi ai tuoi fianchi, mentre le mie dovevano nascondersi
nelle tasche e morire di fame. Anche quando il mese prossimo tornerai da
Bologna e gli chiederai di vedervi, lui correrà da te: farà scorrere le dita
sul tuo corpo per accertarsi che non sia cambiato e ti spingerà contro di lui,
contento di aver trovato inviolato il suo antico terreno di conquista.
Anche tu sarai felice
di esserti mantenuta fedele per il tuo feudatario. Quando ti premerà la testa
contro il suo glabro petto da ratto proverai l’istinto di non staccartene più, perché
in fondo è casa tua – anche se non ci sei mai entrata e lui manco ti ha chiesto
di farlo.
I nostri amici la
chiamano sintonia. “Paolo e Sara sono
in sintonia”, dicono. Io preferisco
chiamarla schiavitù: è il Destino che vi ha unito, dal primo giorno che vi
siete guardati. Non potete fare niente per cambiarlo, siete condannati a
strisciare in ginocchio per sempre. Tu e lui, lui e te. L’uno sulle spalle
dell’altra.
Io però posso
cambiarlo, il destino, perché non sono quello di nessuno.
Perciò quando Paolo
ha capito che il suo era nelle mani di una scheggia di Caso impazzita ha
sussurrato il tuo nome: voleva che lo salvassi da quella imponderabile deviazione dal
percorso.
Ma tu non sei
Dio, Sara, ed io non sono bravo a perdonare.
Ti allego una
foto. Mi perdonerai se non sorride come ad Amsterdam. In compenso io sono
venuto bene.
Con affetto, tuo per sempre.