Il Corso, Via Del Mare, Piazza Grande furono invasi dagli
ombrelli, centinaia di ombrelli che sfilavano lenti e devoti come in quel
quadro dell’800 di non mi ricordo mai quale pittore.
Io ero in giro con Occhi Blu. Occhi Blu non somigliava a
nessuna delle ragazze che avevo conosciuto finora, e forse per
questo me ne innamorai.
Mi piaceva tutto di lei: il modo in cui sorrideva
quando le scattavo una fotografia, le spirali che disegnava muovendo le mani a
tempo con la musica, il suo modo impertinente di sporgere le labbra per
esprimere disappunto o eccitazione. Nessun’altra donna riusciva a farmelo
venire duro con un semplice sguardo, ed era tutto merito di quegli
occhi luminosi ed indomiti che scandagliavano le pieghe dell’anima.
Quando la pioggia si fece più forte e la gente si
dissolse alla ricerca di un posto dove ripararsi, io e Occhi Blu ci trovammo
faccia a faccia sotto lo stesso ombrello e ci baciammo.
Le diedi prima un bacio
piccolo, come un pegno in un gioco tra bambini, poi il suo sapore si mischiò al
mio in maniera sempre più decisa ed armoniosa, e quando le nostre fronti furono
imperlate di acqua fredda e i capelli imbevuti di pioggia, ci appartammo sotto a
un portone in Via IV Novembre fin quando non spiovve.
Per la prima volta capii perché qualcuno considera i baci dei palcoscenici sull'immortalità. Protetto solo dalla nostra intimità, la morte mi sembrava
lontanissima da me e da Lei, che mi circondava col suo odore di bosco e mi
annegava nei suoi occhi di mare per tenermi lontano da tutto il dolore del
mondo.
Meno di un mese dopo, Occhi Blu scappò tra le braccia
dell’uomo che da lì a poco sarebbe diventato suo marito, ed io sentii i miei
sogni schiantarsi ad uno ad uno contro il muro di indifferenza silenziosa che
avevamo alzato tra di noi. Non riuscivo neppure più a guardarla negli occhi,
quegli stessi occhi in cui avevo affogato desideri e speranze e che il
buonsenso un po’ ipocrita con cui si elabora ogni lutto mi aveva imposto di
evitare.
Così, quando in un pomeriggio di metà primavera mi
ritrovai a passare davanti a quel portone di Via IV Novembre, mi sembrò di
ammirare il mausoleo di un sentimento morto troppo in fretta, un altare di
sabbia in riva al mare, come in quella canzone di non mi ricordo mai quale
cantante.
Fu così per molti anni. Ma oggi, se vi capita di passare
da quelle parti, sulla soglia del portone potrete notare una piccola scritta:
“Qui, il 24 dicembre, un uomo si è
affacciato per mezz’ora sull’eternità”.
* passeggio
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