domenica 24 febbraio 2013

Una foto scattata per Caso


È una canzone d’amore
amore sperimentale
amore antisociale
(Giorgio Canali & Rossofuoco)


Cara Sara,
piove. Da due giorni i balconi trasmettono il mondo in umido, come occhi coperti di lacrime. Sono in pigiama e ho fame. Su Sky danno I soliti sospetti: Kevin Spacey, che mito.
Fuori fa freddo. Troppo, per essere settembre. Il vento spoglia gli alberi e li piega al suo respiro; il sole sembra lontano un milione di giorni.
Napoli sotto la pioggia non ha senso senza di te. Nei vicoli del centro l’acqua rintrona come un torrente di montagna. Ogni volta che un fulmine cade tra i palazzi, gli antifurti del quartiere brillano come bombe.
Porto i miei pensieri in processione per il Rettifilo e mi sento solo, l’ombrello impugnato come il gonfalone di una casata decaduta. Ho l’impressione che sia troppo grande per una sola persona.
All’Università ho incontrato Paolo. Quel Paolo.
Sembrava felice di vedermi: non poteva immaginare che non era stato il Caso a condurmi da lui.
Mi ha chiesto di te. Gli ho detto che Bologna ti sembra cucita addosso e mi ha dato ragione.Mi dà sempre ragione: forse per questo lo odio. O forse perché a lui riusciva naturale ciò che a me sembrava impossibile.
Quando l’ho riaccompagnato a casa pioveva ancora forte. Via Mezzocannone puzzava di nuvole che sgravano e asfalto scivoloso. Per la prima volta, dietro Palazzo Giusso non ho trovato bambini che giocavano a pallone.
Arrivati sotto casa, Paolo mi ha chiesto se volessi salire. Così, per Caso.
Nel tugurio che divideva con altri quattro studenti c’era puzza di sugo bruciato e di bava di evidenziatore.  Non era cambiato molto dall’ultima volta che c’avevo messo piede, un paio di anni fa.
Anche camera sua sembrava la stessa: il poster di Ronaldo alle pareti, la mensola piena di bottiglie vuote, le foto di Amsterdam sulla scrivania. In una ci siete tu e lui abbracciati a Piazza Dam. Neppure quello era un Caso, non poteva esserlo.
Mi ha chiesto di aspettarlo in cucina mentre andava al cesso, che tanto in casa non c’era nessuno, ma non mi sono mosso da lì.
Avresti dovuto vedere la faccia che ha fatto quando è ritornato, Sara, avresti proprio dovuto vederla. Non capiva, pensava scherzassi. Cosa ci può essere di divertente nel collo di una Glock?
L’ho fatto stendere sul letto e mi sono seduto a cavalcioni su di lui. Sentivo la paura che gli colava tra le gambe e stavo bene, Sara, per la prima volta da molti mesi a questa parte stavo bene.
Lui invece non sembrava dello stesso avviso, anzi, cercava in tutti i modi di liberarsi di me. Sono sicuro che fosse geloso della mia felicità, ne voleva una tutta sua. Ma io non sono in grado di rendere felici le persone, Sara. Con te, ad esempio, non ci sono mai riuscito. Se provavo a farti ridere mi chiamavi stronzo, se mi avvicinavo per abbracciarti la tua schiena diventava di marmo, e quando ti compravo un regalo mi accusavi di essere materialista.
Paolo, invece, sapeva sempre cosa fare, cosa dire, come prenderti. Ho odiato le sue mani perché potevano aggrapparsi ai tuoi fianchi, mentre le mie dovevano nascondersi nelle tasche e morire di fame. Anche quando il mese prossimo tornerai da Bologna e gli chiederai di vedervi, lui correrà da te: farà scorrere le dita sul tuo corpo per accertarsi che non sia cambiato e ti spingerà contro di lui, contento di aver trovato inviolato il suo antico terreno di conquista.
Anche tu sarai felice di esserti mantenuta fedele per il tuo feudatario. Quando ti premerà la testa contro il suo glabro petto da ratto proverai l’istinto di non staccartene più, perché in fondo è casa tua – anche se non ci sei mai entrata e lui manco ti ha chiesto di farlo.
I nostri amici la chiamano sintonia. “Paolo e Sara sono in sintonia”, dicono. Io preferisco chiamarla schiavitù: è il Destino che vi ha unito, dal primo giorno che vi siete guardati. Non potete fare niente per cambiarlo, siete condannati a strisciare in ginocchio per sempre. Tu e lui, lui e te. L’uno sulle spalle dell’altra.
Io però posso cambiarlo, il destino, perché non sono quello di nessuno.
Perciò quando Paolo ha capito che il suo era nelle mani di una scheggia di Caso impazzita ha sussurrato il tuo nome: voleva che lo salvassi da quella imponderabile deviazione dal percorso.
Ma tu non sei Dio, Sara, ed io non sono bravo a perdonare.

Ti allego una foto. Mi perdonerai se non sorride come ad Amsterdam. In compenso io sono venuto bene.

Con affetto, tuo per sempre.

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